Storia e benefici dei giochi da tavolo: le serate ludiche allo skate park

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immagine gioco da tavolo

Quando qualcuno ha una passione non condivisa da chi lo circonda, ci sono due vie da percorrere: o ci si arrende e si passa il tempo libero in altro modo, o ci si impegna a diffonderla.

La mia passione principale, presente in me da quando ero bambino, è quella per i giochi da tavolo. Fortunatamente ho scelto di fare tutto il possibile per coltivarla, insegnarla e trasmetterla. Gli esiti fin ora sono soddisfacenti. Organizzo regolarmente serate ludiche presso lo skate park di Carbonia, gestito dai fantastici ragazzi dell’associazione Fire One, una realtà piena di giovani bendisposti a ogni novità culturale e artistica. Con loro non ho nessun problema a proporre giochi di ogni tipo, dai più semplici ai più complessi.

Foto dello street park di Carbonia
Lo StreetPark di Carbonia

Queste serate mi stanno regalando soddisfazioni, per vari motivi. Anzitutto ho fatto capire a queste persone che al mondo non esistono solo Monopoly e Risiko, giochi che trovo superati e frustranti. Alcuni mi chiedono dove possono acquistare i differenti titoli che propongo. Questo significa che vorrebbero provarli anche a casa con la famiglia o gli amici più intimi. Ma il maggior successo personale ha a che fare con dei ragazzi speciali. Non scendo nei dettagli per ovvi motivi di privacy, ma alcuni di loro hanno dimostrato che, pur avendo un handicap psicofisico, sono assolutamente in grado di capire e partecipare ai giochi da tavolo e, in alcuni in particolare, sono invincibili.

Dopo queste esperienze mi sono informato in rete, nei vari gruppi Facebook dedicati, e ho avuto modo di parlare con altri appassionati sparsi in Italia, che hanno vissuto esperienze simili alle mie. Tra loro ci sono per esempio docenti che usano i giochi da tavolo per integrare studenti autistici. Non solo, ho letto di casi di diffusione dei giochi nelle carceri, sia in Italia che all’estero. Tutto ciò mi spinge a non fermarmi: continuerò a dedicare parte del mio tempo libero a diffondere questa passione.
Dentro e fuori dalla Sardegna ci sono persone che si dedicano a questo mondo anche più di me. Sono stato al Lucca Comics & Games cinque volte e ad aprile sarò al Play di Modena per dare una mano ai ragazzi della Tana dei Goblin, l’associazione ludica italiana più importante, che ha sezioni ovunque, compresa Cagliari.

Per me tutto è iniziato molto tempo fa. Avevo sei anni quando imparai a giocare a dama e a sette si aggiunsero gli scacchi. Sempre a quell’età imparai i giochi di ruolo, che attualmente sono praticati principalmente dai quarantenni.

Foto del gioco degli scacchi
Il gioco degli scacchi – foto dal web

Quelli erano altri tempi, parlo degli anni ’80, e a un bambino di quel periodo non spaventava leggere centinaia di pagine di regole, almeno non a me e ai miei amici. Ora a quell’età, ma anche durante l’adolescenza, si rimane scioccati davanti a certi tipi di giochi e si opta per semplici e veloci videogame su tablet.

A ogni modo attualmente, per mancanza di tempo, non gioco di ruolo. Tuttavia mi cimento in altri giochi da tavolo che occupano meno ore. Da un anno a questa parte mi son reso conto di quanto il settore ludico si sia evoluto. C’è stata una vera e propria rivoluzione, ma ovviamente i media di massa non ne parlano. Solo informandosi in rete, o frequentando associazioni dedicate, si può gustare il nuovo mondo dei giochi da tavolo.
Eppure qualcosa sta cambiando. Si tratta di una strada in salita ma vedo dei cambiamenti ovunque. Limitandoci al nostro territorio, abbiamo un’associazione ludica a Sant’Antioco (ajò a giogai), che organizza eventi di frequente e con successo, mentre a Iglesias c’è una fumetteria nella quale si tengono regolarmente tornei di giochi di carte. A Carbonia invece i giochi da tavolo sono poco conosciuti e praticati. Questo non significa che qui la cultura ludica non possa arrivare, ma semplicemente la nostra è una città dove i giovani sono sempre meno, è un dato di fatto.

In passato non mancavano, ma si preferiva stare all’aria aperta (giustamente). C’era comunque chi giocava da tavolo, ovvero ai giochi di carte. Parlo dei gruppi di adulti e anziani e delle loro interminabili partite a briscola o pinella, seduti ai tavoli di circoli o in angoli appartati di un bar, spesso perfino per strada, in tavoli di marmo o muretti. Tutto ciò è finito, complice lo stato italiano che ha vietato i giochi di carte nei locali pubblici per limitare il gioco d’azzardo, spingendo la gente in modo subdolo verso ben altri tipi di azzardo: slot machine e scommesse sportive. Passatempi che creano una dipendenza ben più preoccupante dei giochi di carte tra amici e che isolano l’individuo.

I giochi di carte portavano alla socializzazione, così come i giochi da tavolo odierni. Io stesso ho conosciuto una marea di persone, di ogni età e sesso, durante eventi ludici organizzati da me o da altri. Ma per meglio descrivere lo stato attuale del mondo dei giochi da tavolo, vi espongo un elenco di miti da sfatare.

  • 1. Giochi da tavolo, giochi di nicchia: assolutamente falso. Non ho dati ufficiali sulle vendite dei giochi da tavolo in Italia, ma posso riferirmi ad altri dati. Parlo di manifestazioni come Lucca Comics & Games, trecentomila paganti divisi in quattro giorni, o il Play di Modena (questa dedicata esclusivamente ai giochi) con trentatremila presenze. E poi basta dare un’occhiata su youtube, dove si trovano videotutorial di giochi da tavolo che superano anche le centomila visualizzazioni. Questo penso possa bastare per descrivere l’entità del fenomeno. Se poi ci spostiamo in altri paesi, come la Germania o gli Stati Uniti, allora arriviamo a cifre ben maggiori.
Foto della fiera ludica Modena Play
Una veduta della fiera ludica del “Play” di Modena
  • 2. Giochi da tavolo, infantili e per persone immature: questo è il problema più grosso da affrontare quando si invita qualcuno a partecipare. Un pensiero diffuso è: “Se mi metto a giocare verrò additato come uno sfigato”. Sembra una cosa stupida, ma vi assicuro che è molto comune, specialmente quando si tratta di proporre giochi in luoghi pubblici, dove si è davanti agli occhi di tutti. Per fortuna c’è chi se ne frega, accetta di provare e il risultato è sempre lo stesso: si diverte da matti. Per questo motivo persone testarde come me non si arrendono e diffondono la cultura ludica, consapevoli che l’unico vero ostacolo sono i pregiudizi, ma una volta superati il gioco è fatto, in tutti i sensi.
Una foto del gioco Pozioni Esplosive, premiato al Lucca Games 2016.
Pozioni Esplosive, premiato a Lucca Games 2016 come miglior gioco dell’anno.
  • 3. Giochi da tavolo, una perdita di tempo: il pensiero comune è che chi gioca butti via il suo tempo. Anche qui ci si sbaglia. Ovviamente giocare troppo non è consigliabile (in questo caso si passa da una passione a un’ossessione), ma se si riesce a farlo regolarmente senza esagerare, è tanto di guadagnato. Non lo dico io, ma studi approfonditi di professionisti seri: i giochi favoriscono l’apprendimento, sforzano l’individuo a fare calcoli e pianificazioni e sviluppano la fantasia.
    Di questo si sono accorti tanti insegnanti che sfruttano i giochi come strumento didattico. E dirò di più: alcuni giovani cagliaritani portano avanti con successo internazionale un progetto di installazione di aule ludiche nelle scuole (sono stati invitati perfino in Germania, Cina e Qatar). Un progetto tutto sardo, ed è un peccato che i media non parlino nemmeno di questo, forse anche a causa dei pregiudizi che stiamo analizzando.
Immagine di Splendor, gioco in cui ci si cala nei panni di commercianti di gemme.
Splendor, gioco in cui ci si cala nei panni di commercianti di gemme.
  • 4. Giochi da tavolo, un mercato non fiorente: l’ignoranza colpisce ancora. Da qualche anno a questa parte stanno prendendo strada i crowdfunding, progetti collaborativi finanziari sfruttati in ogni campo, dalla musica alla letteratura, dalla beneficenza al cinema. Ebbene, tra i progetti che hanno più successo col crowdfunding ci sono proprio loro: i giochi da tavolo. Quello che ha raccolto più fondi è Kingdom Death, con 12 milioni di dollari, al secondo posto Exploding Kittens, con 8,7 milioni, e così via.
    Inutile dire che il settore giochi da tavolo produce lavoro. La figura del game designer è ormai rispettata e, a differenza del passato, sulle scatole dei giochi ora vengono riportati i nomi degli autori. Alcuni di essi sono famosi e c’è chi, come l’autore di Magic, è diventato veramente ricco.
Un primo piano delle miniature di Blood Rage, gioco basato sulla mitologia nordica.
Un primo piano delle fantastiche miniature di Blood Rage, gioco basato sulla mitologia nordica.

A mio parere, come già ho accennato, il vero problema è l’informazione. Ogni volta che ho a che fare con dei novizi, la prima domanda che mi viene fatta è: “ma questo gioco è come Risiko?” Oppure: “questo è come Monopoly?”

Purtroppo non è colpa delle persone, ma dei distributori. Trovo assurdo che gli unici prodotti ludici che si trovino nei supermercati siano sempre i soliti quattro o cinque, il cui più giovane ha pressapoco cinquant’anni, quando i giochi esistenti sono ben ottantottomila. Per fare un paragone, è come se alla radio passassero solo cinque canzoni, di continuo. Sarebbe una follia. Purtroppo è proprio ciò che avviene nel mondo dei giochi, all’oscuro di chi non si informa e perde ore di divertimento assicurato dai prodotti di nuova generazione, molto avanti sia dal punto di vista grafico, che delle meccaniche, che della longevità (ovvero quel fattore che spinge il giocatore a riprovare lo stesso titolo più volte).

E se cercate il gioco perfetto, scordatevelo. Esso non c’è, piuttosto esiste il giocatore perfetto per ogni gioco. Per fortuna ne abbiamo per tutti i gusti: da quelli gestionali che regalano soddisfazioni se ci si concentra bene e si è disposti a spremere il cervello per calcoli e pianificazioni, fino a quelli di durata media non superiore ai trenta minuti, dai regolamenti così semplici che li può capire anche un bambino di sei anni. C’è tantissima scelta.

Un'immagine del gioco above and below
Above and Below

Il mio gioco preferito è Above and Below. Più che un gioco penso sia un’esperienza. Si tratta di un ibrido tra un gestionale e un narrativo, che mi riporta a un’altra mia passione: i librigioco.

I librigioco sono dei testi interattivi, dove il lettore interpreta il protagonista di turno. Ognuno di essi è scritto in seconda persona e chi legge ha davvero l’impressione di far parte della storia. Sono libri che hanno avuto molto successo alla fine degli anni ’80. C’era perfino chi li rubava dalle librerie per rivenderli a metà prezzo agli appassionati del genere.

In conclusione, il consiglio che do a tutti è di provare i giochi da tavolo (anche venendo alle serate organizzate allo skate park!), ma ricordando che per quanto siano divertenti, devono restare un passatempo piacevole e non diventare una dipendenza. Se ciò dovesse accadere… Chiedete aiuto!

 

Per info sugli eventi organizzati allo StreetPark:

https://www.facebook.com/fireonestreetpark/