Censura: solidarietà a Canale 40. Ok, ma per cosa?

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Ogni organo di stampa deve essere libero di decidere, nel rispetto della legge, chi e come deve fare informazione. Questo dovrebbe valere per il servizio pubblico e a maggior ragione per un servizio privato, destinatario o meno di contributi pubblici che vengono erogati a prescindere dalla linea editoriale ma proprio per sostenere un settore di pubblica utilità i cui margini di ricavo si sono sempre più ristretti nell’era digitale.

È giusto parlare di censura?

Fatta questa doverosa premessa, se Canale 40 decide di intervistare una persona, ci si aspetta che venga mandata in onda integralmente per poi eventualmente controbattere o leggere un comunicato nel caso in cui non si fosse d’accordo con quanto detto dall’intervistato.

Se invece si eseguono dei tagli alle sue risposte senza rendere partecipe della decisione l’interessato, non ci sono molte altre parole per definire tale operazione se non censura, che significa esattamente il controllo preventivo di ciò che verrà diffuso al pubblico. Se poi la stessa emittente decide di eliminare completamente tale contenuto dalla sua pagina social, dove avvengono il maggior numero di interazioni, siamo di fronte alla censura completa dell’intervista, cosa che non accade più per legge nemmeno al settore cinematografico dalla fine del 2017.

L’emittente locale Canale 40 nel post esplicativo pubblicato nella giornata di ieri ribadisce di essere una TV privata “e dunque non soggetta alle dinamiche della tv pubblica“. Una natura giuridica che comunque non la rende esente dal rispetto di determinati criteri e del codice deontologico dell’Ordine dei Giornalisti, essendo richiedente e beneauguratamente beneficiaria di finanziamento pubblico regionale (qui l’ultima graduatoria dei contributi ottenuti).

Ha sbagliato Canale 40 o Paola Massidda?

Solo Canale 40 e il Sindaco sanno esattamente come sono andate le cose e i veri contenuti delle parti tagliate e mai andate in onda nemmeno in TV. L’unica certezza palese e inconfutabile a disposizione dei telespettatori del TG 40 è che dei tagli siano stati fatti e il video dell’intervista, prima postato sui social, sia stato poi rimosso.

Attenzione: anche la censura potrebbe ritenersi desiderabile e doverosa se volta a togliere spazio a manifestazioni di pensiero contrarie al buon costume. Così come dovrebbe essere sempre rispettato il diritto di critica, quindi anche verso la censura e verso qualunque prestazione d’opera di un professionista. Diritto di critica che, paradossalmente per le dinamiche di questa vicenda, è garantito proprio dallo stesso articolo 21 della Costituzione italiana che disciplina anche il diritto alla libertà della stampa, tanto difesa e chiamata in causa da alcuni.

Ritengo che Canale 40 avrebbe fatto bene a stigmatizzare pubblicamente eventuali parole del Sindaco se diffamatorie o lesive ingiustamente della professionalità di un collaboratore. Ha fatto altrettanto bene Paola Massidda a parlare di censura per una sua intervista mandata in onda tagliata e rimossa poco dopo la pubblicazione sui social.

Dispiace quindi che diversi esponenti di tutti i partiti di opposizione, da destra a sinistra, si siano lanciati in una specie di gara di solidarietà verso una televisione che ha liberamente scelto chi intervistare, cosa mandare in onda e dove.

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Solidarietà a Canale 40?

Ci si chiede: solidarietà per cosa?

L’ex sindaco Giuseppe Casti evoca addirittura i peggiori regimi autoritari, quando in realtà a molti cittadini comuni tutta questa polemica ricorda solo le ultime pessime campagne elettorali.

Esclusi i possibili opportunisti, e sì che ad attaccare il Sindaco mentre si avvicinano le elezioni è occasione ghiotta per tutti i possibili contendenti alla sua successione, c’è da chiedersi se gli intervenuti a sostegno di non-si-capisce-bene-cosa abbiano colto realmente come si siano svolti i fatti: le parole del Sindaco considerate offensive verso un collaboratore dell’emittente, di cui Paola Massidda ha riportato la sua personale ricostruzione nella sua pagina social, non sono mai andate in onda né in televisione, né sul canale Youtube e nemmeno nella pagina Facebook dalla quale poi è stata rimossa del tutto.

L’impressione, vista anche la tempistica, è che la reazione del sindaco sia nata proprio in seguito alla rimozione totale dell’intervista dalla pagina Facebook. Ambigua sembra essere anche la motivazione della rimozione del video dalla stessa pagina social, perché “è stata ritenuta poco rispettosa verso un collega, un nostro collaboratore“, mentre lo stesso identico video è stato trasmesso nelle otto edizioni giornaliere del TG 40: è stata poco rispettosa solo sui social?

Sostegno da entrambe le parti

Fortunatamente in città esistono attori dell’attività civica che non si sono allineati all’interpretazione dell’attacco alla libertà di stampa, assolutamente campata per aria anche secondo me.

Mi auguro che almeno loro resistano con la loro capacità di restituire una visione meno forzata, e forse meno autointeressata, degli eventi e che riescano ad alzare il livello qualitativo, già molto basso, della campagna elettorale per le prossime elezioni amministrative.

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