Può esistere una politica urbana senza la politica?

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Piazza Enrico Berlinguer, Carbonia
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Carbonia è una città difficile. Le leggi urbanistiche nazionali si basano su una visione tradizionale degli schemi urbani che governano una città: un centro storico fisicamente delimitato e riconoscibile, una espansione urbana più moderna e compatta, una periferia meno densa e diffusa. Uno schema applicabile alla stragrande maggioranza dei centri urbani italiani, europei e mondiali.

Carbonia è diversa

I suoi grandi spazi pubblici, i suoi viali, le sue architetture, i parchi, generano un sistema urbano difficilmente riconducibile a delle norme universali.

Luigi Snozzi, primo schizzo del tridente viario – Centro intermodale (Progetto per la nuova stazione di Carbonia, Sardegna 2005, a cura di Marcello Congiu, Quarantuno Domande a Luigi Snozzi, Clean Edizioni, 2008).

Luigi Snozzi, grande maestro dell’architettura recentemente scomparso, autore tra l’altro del Centro Intermodale, in una delle sue lezioni più belle aveva provato a dare una lettura diversa dello spazio urbano di Carbonia, attraverso la valorizzazione di due elementi essenziali della città: il sistema viario che culminava nel tridente di connessione tra la città e la Grande Miniera e le recinzioni private dei giardini che delimitano gli isolati.

Un elemento pubblico e uno privato, un gesto semplice e contemporaneamente complesso di analisi della struttura urbana.

Non credo ci sia architettura neutrale. Ogni architettura presuppone un ideale anche politico (Luigi Snozzi)

L’immagine urbana di una città determina una buona o cattiva amministrazione

Il governo di un territorio è una materia la cui complessità è direttamente proporzionale agli effetti che esso genera sulla società. Mi spiego meglio: quando passeggiamo per una qualsiasi città la condizione delle strade, delle case, dei marciapiedi e degli spazi pubblici sono uno dei fattori più importanti che viene utilizzato per giudicare e definire l’operato di una amministrazione comunale. Salvo rarissime eccezioni una città pulita, attiva, curata, con begli edifici e spazi funzionali è sinonimo di buona amministrazione e conseguente soddisfazione della popolazione verso di essa.

Diventa quindi centrale, per ogni amministrazione comunale, riuscire ad incidere quanto più possibile sull’immagine urbana, anche e soprattutto per innescare una serie di effetti positivi sugli altri aspetti della vita comunale.

Gli obiettivi di un’amministrazione

Esistono quindi degli obbiettivi universali nel governo di una città, obbiettivi perseguiti da diverse amministrazioni, di diverso colore politico. Non credo che esistano persone, siano esse di destra, centro o sinistra, il cui obbiettivo dichiarato sia distruggere una città e rovinarla agli occhi di tutti; tutti, in modo diverso, cerchiamo di ottenere il miglior risultato possibile per la nostra città e i suoi abitanti.

Carbonia
Municipio – Piazza Roma

In questa idea di obbiettivo comune nasce un grande equivoco contemporaneo: se l’obbiettivo è comune a tutte le ideologie e schieramenti politici, perché non cercare di raggiungerlo tutti insieme?

Basta la buona volontà e la competenza tecnica e insieme possiamo trovare le soluzioni giuste per la nostra città. Non servono steccati ideologici o contrapposizioni, solo buone idee.

Tutto molto bello, tutto profondamente sbagliato

L’architettura, l’urbanistica, la pianificazione, sono costruite dai processi, non dagli obbiettivi. Il punto centrale di ogni intervento, urbanistico o architettonico, privato o pubblico, non è il COSA ma il COME.

Centrodestra e Centrosinistra sono portatrici di idee e interessi diversi, che necessariamente, e giustamente, si contrappongono.

Parlando a titolo di esempio una ipotetica politica di sviluppo per Carbonia promossa da una giunta di centrodestra potrebbe essere quella di una deregolamentazione generale per favorire nuove costruzioni, magari a scapito del paesaggio ma capaci di generare lavoro, benessere e di conseguenza, nuovi introiti per le casse comunali, che possono essere reinvestiti in altre politiche per la città.

Una politica che mi troverebbe profondamente in disaccordo, ma che ha una sua logica negli interessi storici che il centrodestra promuove e di cui è rappresentante.

Una politica sensata di centrosinistra, che io personalmente prediligo, potrebbe invece pensare che gli introiti e il lavoro possano arrivare da una valorizzazione del territorio, attraverso il recupero dell’esistente, magari intervenendo su alcune regole troppo stringenti del piano urbanistico comunale per permettere interventi più creativi e meno ingessati dalle norme che consentano anche a chi ha un budget limitato di potersi ristrutturare casa.

Che consenta sì di edificare nel territorio agricolo ma in un’ottica di promozione e valorizzazione dello stesso, valutando le nuove edificazioni non in base al numero di ettari posseduti ma alla qualità del progetto e a ciò per cui verrà effettivamente utilizzato.

Politiche che valorizzino i parchi, il verde, e la socialità degli spazi urbani. Che permettano il recupero del centro urbano e della miniera anche assegnandone gli spazi per piccole attività commerciali, selezionandole in base al progetto e non a quanto possono investire nel recupero degli spazi.

Teatro Centrale – Piazza Roma, Carbonia

Queste politiche di sviluppo sono antitetiche

Non è possibile portarle avanti entrambe, e si rischia una immobilità nel momento in cui non si trova una quadra tra interessi profondamente incompatibili. Il mito della buona idea, né di destra né di sinistra, universale e oggettivamente valida, non trova applicazione nel governo di una città e delle sue regole.

Se davvero l’ideologia e le posizioni politiche fossero così irrilevanti nell’amministrazione di un comune dovremmo pensare che la massima aspirazione di una città sia essere commissariata. Niente partiti, niente ideologie. Solo competenza e buone idee.

La realtà è che Carbonia ha davvero bisogno di una nuova politica urbanistica, che riparta dalle buone pratiche e dai risultati ottenuti dalle giunte dei primi anni 2000 e le espanda e le potenzi.

Che adotti strumenti e norme studiate per la sua specificità e non traduzioni di normative nazionali calate dall’alto incapaci di adattarsi alla sua specificità. Che conservi sì il suo patrimonio edilizio, ma che lo faccia promuovendolo e non ingessandolo come fosse un tempio antico.

Un’idea di urbanistica che può essere incarnata solo da un progetto politico progressista capace di coniugare sviluppo economico e tutela del paesaggio, dove l’uno diventa propulsore dell’altro e non ostacolo.

Arch. Matteo Pittau


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