Crisi Ucraina, energia e carbone Sulcis

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In questi giorni post-pandemici di generale frastuono bellico-mediatico, accanto alle varie ipotesi di potenziamento del metano e fonti rinnovabili nazionali, viene ipotizzato da più parti un “ritorno al carbone”, anche tramite un’interrogazione al Senato sul Carbone Sulcis.

Carbone e metano: “istruzioni per l’uso”

Pensiamo sia utile provare a fare chiarezza, in termini per quanto possibile sintetici ed oggettivi:

  • quando il Governo parla di potenziare l’estrazione di metano nazionale, intende l’incremento delle attuali attività estrattive, anche mediante investimenti, magari estendendo le autorizzazioni ministeriali, al fine di incrementare la quota di gas nazionale sul mercato italiano;
  • quando il Governo parla di ritornare al carbone, intende l’incremento delle produzioni delle attuali centrali termo-elettriche alimentate a carbon-fossile, magari anche investendo per estendere la loro vita utile, ed approvvigionando il carbone sui mercati internazionali alle migliori condizioni economiche.

Tali dichiarazioni derivano da una situazione contingente (colpevolmente) non prevista, che vede il fabbisogno nazionale di metano soddisfatto per oltre il 40% dalle importazioni dalla Federazione Russa:

carbone sulcis
Importazione Gas Metano

Le mosse del governo Draghi

A causa della crisi Ucraina, a fronte delle incertezze di approvvigionamento gas il Governo Draghi imbocca pertanto tre strade parallele nel breve & medio termine:

  1. Diversifica approvvigionamenti di Metano, anche mediante incremento della quota di origine nazionale;
  2. Compensa le transitorie incertezze delle produzioni termoelettriche da metano con quelle da carbone e olio combustibile;
  3. Favorisce nuovi investimenti in fonti di energia rinnovabile, mediante semplificazioni di ordine burocratico.

Il D.Lgs. n°16 del 28/02/2022 prevede in particolare un “programma di massimizzazione dell’impiego degli impianti di generazione di energia elettrica con potenza termica nominale superiore a 300 MW che utilizzino carbone o olio combustibile in condizioni di regolare esercizio, per il periodo stimato di durata dell’emergenza, fermo restando il contributo degli impianti alimentati a energie rinnovabili “.

È pertanto evidente che ad oggi non risulta alcuna volontà del Governo italiano di rimettere in discussione il piano di chiusura dell’ultima miniera italiana di carbone.

Ma il Carbone Sulcis può avere un Ruolo?

Premesso che la produzione termoelettrica da carbone implica generalmente impatti su ambiente ed abitanti dei Territori in cui insiste, se volessimo spingerci ad ipotizzare un eventuale ruolo del carbone presente nel nostro territorio, occorrerebbe valutare anzitutto l’effettiva sussistenza di un mercato che tale prodotto potrebbe soddisfare, in assenza di aiuti di Stato.

Il problema degli aiuti di Stato non risulta invece sussistere per il metano nazionale, in quanto notoriamente penalizzato dal punto di vista autorizzativo, e non dal punto di vista tecnico-economico.

Con riferimento alla recente interrogazione in Senato, un eventuale ruolo di “riserva strategica nazionale” per il nostro carbone potrebbe pertanto essere valutato nell’ambito di un nuovo affidamento, a soggetto di natura pubblica o privata, una volta verificata l’effettiva necessità di tale funzione di pubblico interesse.

In che modo si potrebbe allora valutare l’effettiva necessità di una riserva strategica nazionale di carbone? Si potrebbe iniziare ad esempio provando a rispondere alla seguente domanda:

Con quale probabilità gli operatori del settore potranno avere difficoltà a reperire carbon-fossile sui mercati internazionali?

carbone sulcis
Consumi Carbone EU & US

Considerate anche le esplicite dichiarazioni della Ministro della transizione ecologica, la risposta a tale domanda potrà apparire anche banale per gli “addetti ai lavori”, ma fornisce tuttavia una stima dell’effettiva necessità della suddetta “funzione di pubblico interesse”.

Ed il territorio?

Senza nulla togliere all’opportunità di mantenere una riserva di carbon-fossile “a vista”, le soluzioni concrete sia nel breve che nel lungo termine all’attuale crisi energetica sono sul tavolo da anni, in particolare rinnovabili e rigassificatori.

Anziché perseguire tali soluzioni con coerenza e determinazione, alcuni “portatori di interesse” preferiscono rimanere strumentalmente agganciati a paradigmi che appartengono al secolo scorso, anziché pretendere l’accesso alle ingenti risorse disponibili per uno sviluppo sostenibile, peraltro destinate specificatamente al nostro territorio nell’ambito del Just Transition Fund – JTF.

carbone sulcis
Produzione Energia Elettrica EU