Elezioni Comunali: “la politica alta cammina su un intreccio di fili colorati”

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Nel 1981 gli abitanti di Ulassai, guidati dall’artista Maria Lai, realizzano Legarsi alla Montagna. Ventisei chilometri di nastro di stoffa azzurra, vengono fatti passare di casa in casa e poi annodati alla parete verticale di calcare che sovrasta il paese. Nessuna casa viene esclusa. Tutta la comunità partecipa alla realizzazione dell’opera. A Ulassai l’autore è stato un intero paese, la sua gente, dirà la stessa Maria Lai.

I nastri di Maria Lai

Quest’opera porta con sé un profondo significato politico. I nastri di Maria Lai sono dei simboli che non rappresentano solo il legame di una comunità con i suoi spazi e, quindi con il suo contesto geografico e culturale. Essi infatti esprimono spirito di collaborazione, dialogo, confronto, necessità di legarci l’un l’altro, anche quando i rapporti sono difficili. Tra vicini di casa a volte i rapporti sono tesi: c’è diffidenza, ostilità, magari da generazioni. Ne va della dignità delle persone. Maria Lai è costretta ad inventare dei codici perché comunque i nastri possano passare di casa in casa: niente nodi dove non c’è amicizia; nodi vistosi e il pane delle feste dove i rapporti sono cordiali.

Le opere d’arte, come la poesia, sono capaci di andare al di là del loro tempo e sono come un grande libro delle risposte per le questioni del passato, come per le questioni del futuro.

La mia comunità è sempre più disgregata, ha perso i suoi punti di riferimento, sembra attendere un lento e inesorabile destino per il quale non c’è via di uscita. I figli partono, mancano le risorse economiche e ci si barcamena per non perdere ciò che è stato acquisito anziché guardare oltre l’orizzonte. Oggi Carbonia vive una parentesi molto difficile della sua storia e sembra non trovare risposte, ma solo tristi scrollate di spalle.

L’arte ci indica una direzione

Abbiamo necessità di ritagliare, cucire e passare il nostro nastro. Uno strumento che possa tenerci uniti, metterci di fronte l’uno all’altro, connetterci con la nostra storia e il nostro territorio. Che ci possa finalmente far alzare la testa verso il cielo per osservare il miracolo di un enorme nastro azzurro che scende dalla montagna.

Elezioni Comunali

Tra un anno ci saranno le elezioni comunali a Carbonia. Saranno una opportunità da non sprecare.

Dovremo decidere se consegnare la città alla destra, che porta odio e divisione (non basta quello che già c’è?). Questa, occorre dirlo, è una scelta lontana dalla nostra storia, che invece è una storia di solidarietà, battaglie per i diritti, partecipazione collettiva.

Dobbiamo decidere se rinnovare l’attuale esperienza amministrativa, caratterizzata dall’inerzia. La città non è stata in grado nemmeno di proporre il minimo sindacale come un cartellone di iniziative per l’estate o qualche iniziativa per i bambini. Oppure. peggio ancora, sono state proposta assurde e incomprensibili misure per la gestione della viabilità.

Ma la risposta non è nemmeno rivolgerci in modo distaccato a singole personalità, che possiedono esperienza politica ma che rivendicano spazi per sé. Come occorre stare in guardia dai progetti al di fuori degli schieramenti politici: non servono a stare lontani dalla destra e dalla sinistra, ma a stare vicini ad entrambi, con i piedi in due staffe, purché si governi. Non è buona politica.

L’unica risposta è quella collettiva, quella che riesca a rendere partecipi i cittadini, a metterli l’uno vicino all’altro, nel segno della solidarietà, dello spirito di comunità, della responsabilità reciproca. Questa risposta è capace di guardare alle esperienze positive di governo della città del passato, ma non può essere un raduno autoreferenziale di esponenti della politica cittadina. Le forze politiche, che erano grandi organizzazioni di massa, non hanno più l’autorevolezza di un tempo e, lasciatemelo dire, questo è un male, perché in un modo o nell’altro, l’assenza di forze strutturate e rappresentative rende il percorso ancora più difficile. Ciò che oggi rimane di queste forze deve essere capace di offrirsi come strumento per la costruzione di un processo orizzontale e inclusivo. Attenzione – ci ammonisce Maria Lai – questo è un percorso difficile, che richiede la forza di tutta la comunità, che richiede di superare diffidenze e divisioni, e che guardi lontano. La storia politica recente della città è stata segnata da fratture, che ora vanno ricomposte, lasciando da parte i rancori perché in gioco c’è qualcosa di più grande e più importante.

Un’assemblea pubblica per la città

L’appello che il segretario di Articolo Uno Luca Pizzuto ha rivolto pochi giorni fa attraverso un comunicato stampa del partito, va in questa direzione. Nella nota si invitano coloro che si rifanno ai valori dell’antifascismo, dai partiti di centrosinistra, alle organizzazioni di cittadini, alle associazioni, a pianificare in modo orizzontale un’assemblea pubblica per fine settembre.

Inutile dire, visto il rapporto di amicizia che mi lega con Luca e la nostra vicinanza politica, che ho condiviso con lui questo appello. Mi rendo quindi disponibile a lavorare con tutti i mezzi che ho a disposizione perché questa iniziativa si concretizzi col maggiore successo possibile.

Negli ultimi anni c’è chi, nonostante le sconfitte, ha creduto in determinati valori ed è andato in direzione ostinata e contraria: mentre molti serravano cancelli e mettevano lucchetti, una Casa del Popolo con centinaia di iscritti e decine di iniziative all’anno è stata faticosamente costruita con lo scopo di preservare e rafforzare una comunità di persone. Oggi, quella esperienza, penso non possa che interessarsi al processo di costruzione del progetto politico della città.

A questo appello anche il PD deve rispondere positivamente, partecipando all’assemblea di settembre. Altrimenti, sarebbe un errore imperdonabile.

Diversi cittadini e diverse cittadine, dalle periferie, dalle frazioni, giovani e anziani, si sono già resi disponibili a contribuire, e questa è un’ottima notizia.

Nei mesi scorsi alcuni hanno manifestato legittimamente la loro disponibilità a concorrere come candidati a sindaco. Mi auguro di incontrarli a settembre, perché possano dare il loro contributo, mettere a disposizione le loro idee e la loro esperienza. Se il progetto sarà forte e partecipato troverà certamente i suoi modi per definire quale figura possa rappresentarlo al meglio.

Ritrovarci come comunità

Venti anni dopo l’opera di Maria Lai e dei suoi concittadini ad Ulassai, Silvano Tagliagambe scrisse un articolo dal titolo La politica alta cammina su un intreccio di fili colorati, ponendo l’accento sulla forte carica politica di Legarsi alla Montagna. Nell’articolo si sostiene chei politici più sensibili e più attenti si rendono conto che il concetto di comunità è diventato cruciale per combattere la formazione e la diffusione di stati di passività generalizzata e di isolamento, dove non c’è più posto né per la partecipazione, né per la critica. Questa viene considerata, a giusto titolo, l’autentica battaglia etica e politica del nostro tempo: una battaglia che punti non solo a contrastare l’inerzia e il disinteresse ma anche a evitare che le differenze di orientamento e di valori degenerino in confusione, aggressione, violenza e sopraffazione“.

Noi, cittadini di Carbonia del 2020, non possiamo che riconoscerci nelle parole di Tagliagambe. Il mio auspicio è che, forti della convinzione che è necessario mettersi in gioco con tutte le proprie forze per ritrovarci come comunità, ci si possa vedere numerosi a settembre. Se lavoriamo già da questi giorni perché l’iniziativa sia partecipata, ricca di contenuti, di storie, di bisogni e di idee, allora avremo messo le basi per l’unica proposta concreta possibile per la città.

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