Lo scomodo punto di vista di una parcheggiatrice… di Carbonia

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donofrioveronica

“Si dice sempre di non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi, io vi dico invece di fare agli altri quello che vorreste fosse fatto a voi. Partendo dal principio di desiderare il bene degli altri come se fosse il nostro, ci porremo veramente in condizione di desiderare il bene per tutti.”

Questo è l’appello di Veronica D’Onofrio, 32enne di Carbonia da 12 impegnata nel controllo dei parcheggi a pagamento nel centro di Carbonia, rispetto alle forti polemiche che il “servizio” nel quale è occupata ha sprigionato tra i rappresentanti del Movimento Partite Iva e l’Amministrazione Comunale.

Nei mesi scorsi sono state raccolte oltre 3 mila firme contro la presenza dei parcheggi a pagamento in città, rei, secondo i rappresentanti delle “partite iva”, di aver contribuito allo spopolamento del centro cittadino e alla crisi di tante attività commerciali. Ma c’è anche chi in città (e non solo tra i supporters dell’Amministrazione Comunale) si è discostato da questa visione sostenendo che la vera ragione della crisi del commercio è in realtà esclusivamente addebitale all’assenza di stipendi generata dalla chiusura di gran parte del Polo Industriale di Portovesme, dall’evoluzione tecnologica che porta sempre più utenti ad acquistare i propri prodotti tramite internet e dalla sempre più crescente difficoltà delle tradizionali attività commerciali nel far fronte alla crescente pervasività della “grande distribuzione organizzata”.

In mezzo a tutta questa contrapposizione ci sono loro, i lavoratori adibiti al servizio (in attesa di essere reintegrati nella nuova società aggiudicataria dell’appalto) che si sentono accerchiati e impotenti ma che al pari di tutti gli altri lavoratori ed ex lavoratori in difficoltà del territorio lottano per sbarcare il lunario e per la sopravvivenza.

Una di loro, Veronica, gentilmente si racconta e risponde ad alcune domande.

Come si articola il tuo lavoro e quanto guadagni?

“Inizialmente il mio contratto prevedeva 40 ore lavorative ma con il passare degli anni, l’alternarsi delle varie società e l’avanzare della crisi, è stato ridotto ad un part time con poco più di 20 ore. Quindi la metà di uno stipendio normale e siccome vivo con mia madre e purtroppo l’unico reddito è il mio, le difficoltà che dobbiamo attraversare giorno per giorno sono tantissime.”

Ti senti tutelata nel lavoro che svolgi?

“Questa domanda può avere molteplici interpretazioni e molteplici risposte. Non sempre mi sono sentita tutelata. In questi ultimi mesi mi sono sentita sicuramente come sotto ad una lente d’ingrandimento con tanti occhi che scrutavano a causa delle grandi discussioni e dell’attenzione che la questione dei parcheggi blu ha suscitato.”

Secondo te la crisi dei negozi del centro cittadino è riconducibile alla presenza dei parcheggi a pagamento?

“No, secondo me non lo è. In questi ultimi anni sono cambiate tante cose, prima di tutto la domanda e l’offerta. Viviamo in una realtà dove per fare shopping basta avere un pc o uno smartphone e si può rimanere comodamente seduti in casa propria e questo non è da sottovalutare. Il problema principale di Carbonia rimane sempre e comunque la mancanza di buste paga e in una catena dove tutto è collegato non ci possono essere acquirenti se non ci sono lavoratori.”

Cosa pensi delle polemiche e del rischio di perdere il posto di lavoro?

Penso che la crisi e la disperazione abbiano fatto perdere un pochino la percezione della realtà ma comprendo dal più profondo del cuore chi ad esempio ha investito tutto nella propria attività e ha visto i propri sogni sgretolarsi sotto al peso della crisi e adesso attraversa momenti difficili e di disperazione. Nonostante la polemica talvolta troppo accesa, sono comunque solidale con chi vive questa situazione. Tutto questo però non può e non deve diventare “una partita a dama” dove le pedine della stessa scacchiera mangiano le altre. Ma al contrario tutte le pedine della scacchiera devono collaborare fra loro per vincere insieme. Ogni singolo posto di lavoro è importante in una realtà dove sempre più posti di lavoro vengono perduti e dove bisogna lottare per mantenere quelli che ci sono e crearne di nuovi. Nessuno augurerebbe a se stesso di perdere il posto di lavoro.”

Qual è il tuo auspicio per il futuro?

“Il mio auspicio per tutti è che si possa allentare presto la morsa della crisi che per il momento ci tiene in pugno, non posso pensare di augurare qualcosa di buono solo a me stessa senza pensare che ci sono tante persone nella mia stessa situazione. Purtroppo non ho la soluzione ma con la collaborazione e la solidarietà si possono fare grossi passi avanti. Per quanto mi riguarda ovviamente l’auspicio è quello di poter riprendere i lavoro il prima possibile sperando che questo avvenga in maniera serena.”

La storia di Veronica è similare a quella di tante altre persone in questo territorio. Non si capisce perché i lavoratori dei parcheggi blu non debbano ricevere lo stesso rispetto e la stessa attenzione di tutti gli altri lavoratori che in questi anni hanno rischiato e perso il proprio posto di lavoro. Certamente non sono numericamente consistenti, non sono sindacalizzati e non hanno i media al seguito come tante altre categorie a partire dal Polo Industriale di Portovesme, ma non per questo non devono essere riconosciuti in tutta la loro dignità e importanza.

Questa intervista non vuole creare nuove contrapposizioni ma invitare tutti a guardare questa vicenda anche da un’angolazione diversa e a riflettere su come la crisi economica porta spesso dolorosamente e inutilmente a contrapporci tra cittadini perdendo di vista le vere motivazioni e responsabilità per le quali ci troviamo in questa situazione.

MANOLO MUREDDU