Intervista allo scultore Luigi Angius

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Leone di Luigi Angius, ricostruzione digitale.

Si è svolta dal 5 all’11 settembre nella saletta del Portico adiacente il Teatro Centrale la mostra dello scultore Luigi Angius, nell’ambito della manifestazione artistica 12×12, voluta dal Comune di Carbonia.
Luigi Angius è un artista eclettico. I suoi contributi spaziano tra pittura e scultura ma è su quest’ultima disciplina che ha concentrato la sua attività artistica. Ha sperimentato diversi materiali, passando dal legno al marmo di Carrara, dalla trachite all’onice, ottenendo forme sia di carattere religioso, che evocative della vita mineraria di Carbonia.
Nelle strade della nostra città sono collocate ben sei sculture a firma Angius, principalmente commemorative dei caduti in miniera.
Abbiamo incontrato Luigi il giorno dell’inaugurazione della sua mostra e gli abbiamo fatto alcune domande sul suo stile e, soprattutto, sul suo rapporto artistico con la città di Carbonia.

Carbonia.net: lei è molto noto in città per un’accesa discussione riguardo il leone della Torre Civica. Anche chi era estraneo al mondo della scultura, si è avvicinato.

L.A.: quella è stata una polemica forte e non ancora finita, perché secondo me, oltre al Comune c’è la competenza delle Belle Arti che può dire: “Non ci sta bene”. Io lascio ai posteri l’ardua sentenza, decidano loro, ma lo dono alla città solo se viene messo in quella posizione, altrimenti non avrebbe senso. Diversamente, me lo tengo io e lo regalo a mio figlio: è sempre un patrimonio.

Carbonia.net: come le è venuta in mente l’idea di scolpire una statua che non c’è più?

L.A.: l’idea del leone non è casuale, nel 2000 e nel 2006 ho fatto una mostra a Bonifacio, dove c’è un bel monumento dedicato alla guerra di quando i francesi erano in Africa e c’era un bel leone bronzeo. A me affascina la forza e la furbizia del leone. Poi mi è capitata l’occasione di trovare la pietra adatta a Serrenti, da lì l’ho portata a Carbonia e l’ho lavorata, non pensando però alla torre perché per la torre avevo già fatto dei bozzetti che riproponevano più o meno l’originale.

Carbonia.net: La polemica politica quindi è estranea all’artista?

L.A.: io sono d’accordo anche con chi è polemico, non è detto che per forza devo avere ragione io, però ci sono le persone preposte a scegliere. In parte riguarda la storia di Carbonia che non si può cancellare, nemmeno se distruggi la città. Prendete ad esempio quello che sta succedendo in Siria, dove stanno distruggendo i monumenti: rimarranno comunque le pietre e le pietre diranno: “qui c’era quel monumento, qui quest’altro”, non si cancella il passato ma si può ricordare con le cose belle. Ad esempio se rimettiamo questo leone, non è lo stesso dell’originale, è diverso: questo è un leone fiero, pieno di forza, l’altro era un leone sottomesso. L’Italia aveva occupato l’Eritrea, quel leone aveva il sedere sollevato, le zampe inchinate e la testa rivolta verso il fascio. Quello che ho scolpito io, ha un aspetto maestoso. Messo nello stesso punto, all’ingresso della Torre Civica, significherebbe un miglioramento della città, non un ritorno al passato.

Carbonia.net: pensa che rifletta il carattere della città o come lei vorrebbe che fosse?

L.A.: per me rappresenta la fierezza dei cittadini di Carbonia. Abbiamo avuto dei momenti molto peggiori che i giovani di oggi non hanno conosciuto, ma se pensiamo agli anni 50, c’erano i grandi scioperi, gli operai che combattevano per poter avere uno stipendio e delle condizioni lavorative migliori. Poi ci fu il passaggio all’Enel e per molti, tra cui io, ci fu un miglioramento della qualità della vita.

Carbonia.net: lei questa fierezza la vede ancora nei cittadini attuali di Carbonia?

L.A.: io non la vedo più tanto, mi pare che si dorma un pochino. Io ho 77 anni, sono i giovani che devono ribellarsi a questo sistema, non dobbiamo fare come stanno facendo gli africani che stanno scappando. I giovani di Carbonia non devono scappare, per me Carbonia dà ancora molto e i giovani devono fare sacrifici. Anche io per poter fare la mia arte ho fatto sacrifici, ho perso anni, ho raccolto un po’ di contributi finanziari e culturali, perciò questo è un discorso che vale per i giovani. Io ho conosciuto molti giovani nelle esperienze che ho fatto nei numerosi simposi a cui ho partecipato. Prima si mettevano a scalpellare, poi si sono messi anche a scolpire e guadagnare, ma ci vuole buona volontà per farlo.

Carbonia.net: come si è formato? Ha imparato da autodidatta?

L.A.: io sono autodidatta. Tutto è nato in modo spontaneo. Iniziai come apprendista falegname, avevo un po’ di conoscenze dei materiali, poi nel periodo dell’apprendistato mi è cominciata a venire qualche idea di scolpire. Era come se ce l’avessi già dentro, perché anche mio padre era un amante dell’arte, ma senza cultura. Noi per fortuna un po’ di scuola e alcuni libri li abbiamo conosciuti. Ricordo quando facevo il corista in chiesa e alcuni amici mi hanno invitato da un bravo pittore in carrozzella, un certo Maccioni. Lui, appena ha visto qualche mio lavoretto, mi ha invitato a darmi da fare un po’ di più, per fare poi delle mostre. La mia prima mostra è stata nel 1962 qui a Carbonia, nella vecchia sala consiliare. Fu la mia prima presentazione. C’erano anche altri amici tra i quali Ielmo Cara. Creammo un gruppo chiamato ASAC, Associazione Culturale Arte Contemporanea, siamo partiti e abbiamo cominciato a fare tante mostre. Poi nel 1975 ho deciso di fare una Personale. E da lì sono andato avanti, cercando di non trascurare il mio lavoro di intagliatore di mobili in stile del 400.

Carbonia.net: lei pensa di avere uno stile suo peculiare o ogni opera è a sé?

L.A.: io sono ispirato da ogni opera. Ho fatto molti lavori su figure sacre. Il filo conduttore è il figurativo. Fai qualcosa che prima esisteva soltanto nella fantasia. A me poi piace molto fare delle ricerche sulle pietre informali e dargli poi un contenuto.

Carbonia.net: cosa ci può dire sulle sei opere che ha fatto per la città di Carbonia?

L.A.: intanto sono delle ordinazioni, dovevo fare degli epitaffi. Quella di Cortoghiana è molto bella, è una pergamena, è come aprire una pagina del passato per ricordare le persone morte lì in miniera. Così è stato per quella esposta all’intermodale, per quella al binario morto e nei pressi di cfadda. La scultura invece di Flumentepido è un astratto: a me piace cantare e quella per me rappresenta l’acuto di un tenore, ecco perché ha una proiezione allungata.
Se tutto va bene, a dicembre farò una mostra alla Grande Miniera di Serbariu, dove porterò tutte le forme astratte che ho scolpito. Farò una donazione di opere al Comune e al Museo del Carbone, perché sono tutte incentrate sulle problematiche della miniera.

Carbonia.net: cosa consiglia ad un giovane che sta intraprendendo questo percorso?

L.A.: una volta, quando facevo l’artigiano, avevo la possibilità di avere dei ragazzi a cui insegnare il mestiere, oggi non puoi più farlo perché devi pagare i ragazzi. Per me un ragazzo non dovrebbe badare ai soldi, ma investire nella formazione, come abbiamo fatto noi per tanti anni. Se la passione c’è, stai tranquillo che qualcosa ne viene fuori sempre. Poi le occasioni arrivano col passare degli anni, non dall’oggi al domani. Io molte volte ho rinunciato anche a portare soldi a casa, perché quando trovavo una bella pietra, la dovevo scolpire. Lasciavo il lavoro su ordinazione per fare quello e tornavo a casa senza aver incassato nulla. Poi, come dice il proverbio, la fortuna aiuta gli audaci, non bisogna addormentarsi.

Carbonia.net: in via confidenziale, a lei piace il frammento di vuoto di Giò Pomodoro?

L.A.: a me piace, guardate le linee e il movimento. Per me è bellissima, poi è l’ultima scultura che ha realizzato, cioè che ha ideato Giò Pomodoro, ci ha messo la testa. Poi è stata eseguita materialmente dai suoi operai, come succede sempre con i grandi artisti.