Intervista a Donnie: dalla noia alla musica, un artista legato alla propria città

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In vista dell’uscita del suo nuovo singolo, abbiamo avuto il piacere di intervistare Donato Cherchi, alias Donnie, un giovane artista bravo e interessante, legato alla sua gente e al suo territorio.

Carbonia.net: Ciao Donnie, benvenuto su Carbonia.net! Vuoi  presentarti ai nostri lettori?

Donnie: Ciao Carbonia.net, è un piacere. Non sono bravo con le  presentazioni, quindi ci proverò con poche parole. Mi chiamano Donnie, vengo da Carbonia e provo a non far scappare la gente dai  locali in cui suono. Ogni tanto ci riesco.

Carbonia.net: Parlaci del nuovo singolo in uscita a dicembre. Quali sono i punti di continuità con i lavori passati e quali le novità?

Donnie: Più che punti di continuità e novità, penso che DONNIEBEGOOD rappresenti l’esasperazione di un discorso che ho sempre voluto affrontare dall’inizio.

<<La mia musica è il mezzo che sfrutto per raccontare tutto, anche quello che non vorrei mai far sapere a nessuno>>  (Donnie)

Sostanzialmente, urlo delle rime su strumentali blues. E questa volta, rispetto ai lavori passati, sono davvero molto BLUES, grazie anche agli strumenti suonati sul beat (ringrazio l’esperienza e la pazienza di mio padre per questo). Forse la vera novità è proprio questa.

Carbonia.net: Viviamo in una città dove tra disoccupazione, disagi e apparente sconforto spuntano, di tanto in tanto, dei talenti. Nei tuoi testi parli spesso di problemi e difficoltà. Pensi che la sofferenza possa in qualche modo sollecitare lo sviluppo dell’arte? Com’è stato per te?

Donnie: Io provo sempre a far capire, a chi mi ascolta, che la noia serve a qualcosa. Se fossi cresciuto in una grande città, piena di cose da fare, forse non avrei avuto la possibilità di leggere e scrivere così tanto come ho fatto e continuo a fare.

<<Sono legato in modo incredibile a questo posto e alla gente che ci vive>> (Donnie)

Per me, la mia musica è il mezzo che sfrutto per raccontare tutto, anche quello che non vorrei mai far sapere a nessuno. Racconto le mie storie, quelle di chi mi sta vicino, quelle della mia città. Tutto qui.

Carbonia.net: In uno dei tuoi pezzi dici esplicitamente di venire dai blocchi popolari di Carbonia. Dici di conoscere “a memoria” quelle strade, luoghi nei quali si rischia di venir “ingoiati” dalla noia. Come hai vissuto quei luoghi? Come li ricorderà Donnie “da grande”?

Donnie: Sono cresciuto tra i palazzi di Corso Iglesias, dove vivo ancora, e ho avuto la fortuna di vivere un’infanzia stupenda fatta di piccole avventure, di quelle che si raccontano ai pranzi di famiglia, agli spuntini con amici. Ricordo ancora un’epica fuga, da bambino, dalla cava di Serbariu, in cui son tornato a casa con i vestiti tutti strappati e pieni di fango, e senza una scarpa. Sono cose che devi fare da bambino, capisci?
Sono legato in maniera incredibile a questo posto e alla gente che ci vive. Quando non era ancora arrivata questa nube nera a chiudere i negozi, nel Corso avevamo tutto quello che ci serviva. Non andavi al centro commerciale a fare la spesa, tua madre ti mandava in tutte le botteghe del quartiere a comprare tutto quello che serviva. Ed erano botteghe in cui il pane odorava di pane, non so se mi spiego. Non sono un uomo di cinquant’anni, ma ho avuto la fortuna di vivere, anche se per poco, gli anni delle botteghe e del cestino calato dalla finestra.

Carbonia.net: Quando hai capito che avresti voluto fare musica? Hai avuto subito le idee chiare anche sul genere?

Donnie: Ho capito di voler fare musica verso i tredici anni, nel pieno della ribellione pre-adolescenziale. Idee chiare? Ho cambiato mille generi, prima di trovare questo che mi calza a pennello (alcuni amici mi prendono anche in giro per questo). Volevo far musica, ci ho provato, ora ci sto riuscendo, nel mio piccolo.

Carbonia.net: Quali sono i tuoi punti di riferimento?

Donnie: Mio padre, mia madre, la mia donna, il blues, Tom Waits, Bukowski, Kerouac, i liquori scadenti e chi non si può permettere di meglio, Robert Johnson che muore avvelenato in preda alle allucinazioni e Mike Ness, voce e chitarra dei Social Distortion. E ci metto pure George Best.

Carbonia.net: Ti ringraziamo ancora per questa intervista, in bocca al lupo e complimenti per il tuo lavoro!

Donnie: Grazie a voi, è stato un piacere e in bocca al lupo per il vostro lavoro, che è davvero importante. Un abbraccio enorme


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