Comunicato del Comitato dei Familiari della Casa dell’Anziano di Carbonia

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Sono trascorsi 18 lunghi giorni dal 30 novembre 2016, giorno in cui è stata di fatto decretata la chiusura o la morte, come preferite, della storica Casa dell’Anziano e, a parte qualche intervento sui social più che altro per difenderci dalle più svariate accuse, da parte di persone nel migliore dei casi disinformate in altri irrecuperabilmente ignoranti, ancora non siamo riusciti a far sentire la nostra voce al riguardo.
Questo non perché non ci siano stati offerti gli spazi per farlo, anzi sin da subito siamo stati contattati dai media per fare un resoconto di tutta la vicenda, ma sinceramente siamo impegnati a visitare le strutture del territorio, rifiutando il trasferimento obbligato, imposto. Abbiamo valutato, contrattato anche le rette con le varie strutture del territorio per riuscire ad inserire anche chi economicamente chi non ne aveva i requisiti, abbiamo fatto un lavoro che competeva ad altri che non hanno saputo fare siamo stati e siamo ancora tutti molto impegnati ad accudire ed accompagnare i nostri cari nel cercare di affrontare il trauma che si è venuto a creare dopo il distacco dalla loro “Casa” e il trasferimento in una nuova dimensione, per quanto confortevole, estranea e totalmente diversa dalla loro realtà di vissuto quotidiano. Li abbiamo visti tristi ed apatici aggirarsi per ambienti sconosciuti e solo la vista di visi familiari li ha a tratti consolati; l’entusiasmo di alcuni di loro per l’inaspettata gita mattutina e l’arrivo in una specie di albergo, si è spento poche ore dopo quando all’imbrunire non capivano perché non potessero rientrare a… “CASA”.
Questo è stato motivo di scontro verso chi ha commentato il fatto come un semplice trasloco, come se l’unico ostacolo fosse preparare una valigia e caricarli su un mezzo con le loro carrozzine, come se fossero dei pacchi senza anima né sentimenti, a tutti questi che non sanno di cosa parlano, vanno i nostri ringraziamenti anche da parte degli anziani, che a quanto pare non meritano la solidarietà né la vicinanza delle istituzioni come della cittadinanza, grandi assenti e indifferenti a ciò che accadeva a due passi da loro.
Ma partiamo dall’inizio, lo stabile che ospitava la Casa appartiene ad AREA, l’Azienda Regionale per l’Edilizia Abitativa, nasce alla fine degli anni ’30, come alloggio per minatori scapoli, ed è situato nella zona storica di Carbonia detta Matrice quindi sottoposta anche a vincoli paesaggistici e alle regole stabilite dalla Soprintendenza per i beni culturali, dotato di due giardini è costruito in modo perfetto per ospitare degli anziani e farli sentire a casa loro, per intenderci assomiglia più ad una casa che ad un ospedale.
La Casa dell’Anziano come istituzione era ospitata in questo antico stabile da circa 40 anni, l’edificio di proprietà dell’allora IACP viene dato in affitto alla Curia di Iglesias che lo affida ad un sacerdote affinché diventi un’Opera pia, una casa per i poveri e i bisognosi, col tempo si è poi trasformata in una casa di risposo sui generis, in un periodo in cui le regole di gestione di queste strutture erano molto elastiche o forse nemmeno contemplate nel nostro ordinamento. Le voci sulla gestione della Casa si sprecano sino a diventare leggende metropolitane, di ricchezze accumulate di gestioni bizzarre e allegre, nessuna cosa purtroppo dimostrabile, ma spesso le voci di popolo se non proprio voci di Dio, hanno un fondo di verità.
Alla morte delle persone che gestivano la casa, la Curia ha avuto necessità di dare continuità alla sua amministrazione e soprattutto l’urgenza di gestire gli anziani ospiti e il personale, perciò nel 2012 ha chiesto alla CAM, cooperativa che nasce con oggetto nell’ambito dei servizi sociali, di prendere in mano la gestione della casa di riposo. La CAM accetta questa sfida convinta che possa essere utile per la sua crescita, ma purtroppo questa eredità ha più ombre che luci e tutte le problematiche, specie relative a debiti pregressi di un personale dipendente che si è dovuta accollare, le hanno impedito di crescere come si auspicava.
Lo stabile è stato sfruttato per decenni senza mai aver visto una benché minima manutenzione da parte dell’ente proprietario, ma solo parziali interventi dei conduttori, per questa ragione parte dell’edificio è stato considerato inidoneo e la Cooperativa ha subito la riduzione dell’autorizzazione del numero degli anziani da poter ospitare, vedendosi dimezzare gli introiti delle rette e subendo così un ulteriore danno economico.
Tutto ciò dopo una visita ispettiva da parte degli organi preposti i NAS che con un verbale di due scarne pagine, che nel frattempo sono diventate 4, 6, 8 e così via, non si sa come e a detta di persone molto bene informate che lo sbandierano come motivo principale di chiusura della Casa, pur non avendolo mai materialmente visto e non conoscendone il contenuto, ma che lo utilizzano come spauracchio per giustificare di fronte all’opinione pubblica le loro scelte scellerate, che non decretano l’inagibilità dello stabile, mai stato giudicato tale né pericoloso né pericolante nemmeno adesso che è stato chiuso. Col verbale i NAS hanno intimato, alla Cooperativa e al proprietario dello stabile di apportare le modifiche atte a renderlo conforme alle norme vigenti, stilando un crono programma che avrebbe dovuto essere rispettato da ambedue le parti. Senza troppo scendere in tecnicismi né cercare di distribuire le responsabilità equamente, cose che non sarebbero utili alla chiarezza del discorso, nei tre anni successivi al verbale dei NAS, nessuno dei responsabili ha rispettato l’impegno. Si va avanti per inerzia tra una proroga e l’altra, senza che nessuno abbia la reale volontà di risolvere la faccenda, la Curia, la classe politica la cooperativa che gestiva la casa e, come spesso accade, si è lasciata incancrenire la vicenda sino all’ultimo diniego di rinnovo dell’autorizzazione da parte del sindaco e del Dirigente firmatario del provvedimento. Sarebbe bastato, per esempio, un atto di forza ad imperio, da parte degli amministratori, che obbligasse AREA a rispettare gli impegni. Da qui l’intervento del prefetto ad Agosto 2016 che media e chiede agli amministratori di dare un ulteriore breve proroga, breve appunto, troppo breve!
Durante l’incontro col Prefetto i Familiari degli anziani vengono investiti dell’incarico di vigilare affinché gli impegni presi vengano portati a compimento, quindi decidiamo di costituire un Comitato sia per sostenere i dipendenti che difendono dei preziosi posti di lavoro e sia perché in un territorio così povero e ormai quasi desertificato è impensabile rinunciare anche all’assistenza di anziani che hanno come unico sostentamento delle pensioni che gli permettono a malapena di sopravvivere, laddove lo Stato e gli enti regionali e comunali dal punto di vista dell’assistenza latitano, poiché le poche risorse stanziate negli anni passati stanno andando sempre più scemando a causa dei tagli dovuti alla crisi economica.

· Il Comitato si adopera insieme al Consiglio di amministrazione a consultare gli architetti e i professionisti delegati a predisporre le progettazioni, richiedere autorizzazioni, a recarsi da un ufficio all’altro per tutti i tre mesi concessi (di cui uno con gli uffici chiusi per ferie). Purtroppo i tempi della burocrazia per il rilascio delle autorizzazioni sono biblici e il 30 di ottobre ci ha visto ancora impossibilitati, ma non per nostra volontà, a poter rispettare il crono programma firmato ad Agosto. AREA dal canto suo nel frattempo aveva stanziato 140.000,00 euro per i lavori di sua competenza e le raccolte fondi da noi organizzate ci avevano dato la possibilità di acquistare parte dei materiali utili per la ristrutturazione, che adesso giacciono nella casa inutilizzati. Le rassicurazioni da parte dei vari politici di turno che ventilavano proroghe di 12 mesi e oltre, di sostegno incondizionato, le visite delle varie commissioni e l’interessamento del vescovo e di personaggi illustri, sono stati assolutamente vani. Il destino della casa era segnato

· Forse siamo stati troppo ingenui, abbiamo pensato che il nobile obiettivo della nostra iniziativa avrebbe coinvolto tutti e non abbiamo voluto credere, fino all’ultimo, che nessuno si sarebbe preso la sua parte di responsabilità in tutta questa vicenda
Siamo persino stati accusati di faziosità, ma erano chiaramente accuse mirate a gettare del fango sulle nostre iniziative e sulle nostre persone, che evidentemente disturbavano non poco, abbiamo dimostrato che alla fine gli unici che si sono spesi, senza nessun fine individualistico e senza nessun tornaconto di interesse politico o economico, siamo stati noi che abbiamo impegnato tempo ed energie pur continuando a pagare la retta mensile.
Purtroppo non si è sentita coinvolta la CAM soprattutto nelle persone dei soci, esclusi quelli direttamente impegnati nel lavoro.
Abbiamo capito di esserci esposti eccessivamente per giustificare una situazione che scaturisce da anni, nel migliore dei casi, di negligenza e che non è certo figlia di nessuno: anni passati all’insegna del tira a campare dove ancora oggi si crede che sia meglio stare fermi ad aspettare l’elemosina, in nome di quegli anziani che pare ci diano il diritto di chiedere senza rispettare certe regole come si faceva molti anni fa; anni passati a giocare a rimpiattino a rimandarsi le responsabilità l’uno con l’altro.
Non si sono sentite coinvolte le varie forze politiche, non si è sentita coinvolta l’Amministrazione Comunale, né la Curia, tutti a detta loro, impegnati nell’aiutare i più deboli ma non evidentemente i nostri anziani, tutti per lo più ultranovantenni che con il loro lavoro ed i loro sacrifici hanno contribuito a costruire questa città, ne hanno determinato la nascita, la storia e l’esistenza, per questa ragione, in una realtà come Carbonia, riteniamo che la città avesse il preciso dovere politico e sociale, oltre che etico e morale, di proteggerli e tutelarli in questa fase tanto delicata della loro vita, in cui si ritrovano fragili ed indifesi e affidati a scelte di altri che avrebbero dovuto tutelarne il benessere, la serenità e l’equilibrio con il mantenimento dei vincoli familiari e la stabilità dei loro punti di riferimento poiché alla loro età ogni piccolo cambiamento è destabilizzante e non potendo farlo loro noi urliamo ad alta voce che non meritavano tutta questa INDIFFERENZA.
Purtroppo abbiamo visto che dove non c’è guadagno immediato non c’è seguito. Perché la gente non sa guardare oltre il suo naso e non capisce che ci si può ancora spendere per qualcosa di valido.
L’assistenza agli anziani oltre che essere un dovere morale e indispensabile in una società che voglia definirsi civile è anche una risorsa economica ma pare che nessuno se ne renda conto.
Ogni mese le pensioni dei nostri anziani prendono il volo verso paesi stranieri perché le badanti qui non spendono nemmeno un centesimo e molte di loro nemmeno pagano le tasse, pensiamo che i nostri anziani stiano meglio soli a casa con una badante che spesso nemmeno gli parla, però abbiamo la coscienza a posto stanno bene perché sono in casa loro,anche se soli e tristi. Siamo convinti che dopo una certa età non abbiano voglia di stare con i loro coetanei, di socializzare e trascorrere meglio quelle lunghe giornate che non passano mai, ore ed ore in attesa di figli e nipoti che purtroppo avendo la loro vita non possono stare a lungo con loro.
Ma d’altra parte molti considerano le case di riposo dei parcheggi dove scaricarli e dimenticarli, ma non è quello che volevamo noi, noi pensavamo ad una Casa di riposo che in molte realtà già esiste, che insieme potesse gestire anche altre attività come quella della prima infanzia o delle case famiglia per madri e figli vittime di violenza, tutti soggetti deboli della nostra società che insieme però potessero integrarsi e arricchirsi negli affetti gli uni con gli altri e non dovessero vivere isolati ai margini della società.
E ciò ci è parso realizzabile come il piano dettagliato di salvataggio presentato a sei mani dalla CAM, dal Comitato (che avrebbe dovuto costituire una ONLUS ad hoc) e da un soggetto che già lavora con successo nel sociale, ma tutto ciò non è nemmeno stato preso in considerazione a dimostrazione della miopia di un’amministrazione che non ha capito che sarebbe bastato darci un po’ di fiducia e partecipare solo con una proroga ad un progetto che sarebbe stato grandioso per la città di Carbonia dove molte sono le attività che chiudono, dando vita ad un progetto nel sociale che avrebbe dato posti di lavoro e assistenza a tante persone che in futuro quando avranno bisogno di un centro così dovranno emigrare.
Non tutti hanno capito che i nostri anziani purtroppo non hanno una vita intera davanti: il nostro sogno era si per l’oggi ma soprattutto per il domani, forse un giorno anche per noi perchè ci piace pensare ad una vecchiaia serena dopo una vita passata a lottare e quanto a lotte i nostri anziani di oggi nella vita ne hanno viste davvero tante e tragiche.
Qui, in questo territorio, sembra ormai sia obbligatorio vivere con la rassegnazione che andrà sempre peggio, sembra quasi assurdo sperare che si possa crescere e pensare in grande con progetti di un futuro migliore per tutti compresi gli anziani, che il nostro non sia un progetto utopistico ma molto reale e d’obbligo per una comunità che voglia definirsi civile.
Non capiamo come mai si sia data così tanta importanza ad un fabbricato cosiddetto storico, proteggendolo dalle ristrutturazioni ma che per un incomprensibile controsenso da oggi in poi andrà in rovina, e non è stata salvaguardata la funzione sociale che all’interno si svolgeva. Siamo quasi sicuri di sapere sia a cosa verrà destinato oppure a cosa non verrà destinato in entrambi i casi cadrà a pezzi aspettiamo di vedere se a breve o a lungo termine ci sarà qualcuno che si ricorderà di tutelare la sua storicità. Come spesso abbiamo sostenuto, noi ne usciamo vittoriosi, forti di una esperienza che ci ha arricchito, grati agli anziani che ci hanno permesso, con questa lotta di ritrovare un coraggio e una determinazione che pensavamo di aver perso. Ancora una volta, da vecchi saggi ci hanno insegnato qualcosa e noi non vogliamo sprecare questa opportunità, tenteremo di continuare nella nostra battaglia, di costruire, proporre e immaginare e saremo felici di vedere vicino a noi altre persone che come noi credono sia possibile vivere in una città dove si può creare e crescere e non decrescere, dove le leggi vengono interpretate e non solo applicate come teoremi. Buona fortuna a noi.