Paura – Roberto Casu canta gli ultimi istanti di Alfredino Rampi

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“Buongiorno. Sono ormai 42 ore che i vigili del fuoco stanno tentando di salvare la vita ad Alfredo Rampi, bambino di sei anni finito in fondo a un pozzo. Ma colleghiamoci con Vermicino dove c’è Maurizio Beretta”
(TG1 del 12 giugno 1981)

Senza più ascoltare, senza più colori, senza più rumore
Fermo ad ascoltare, indistintamente, il sapore del mio errore
Trattenere il fiato, trattenerlo a fondo fino a volare
“Papi vienimi vicino, tienimi la mano, portami con te a giocare”
Nero, come il fondo nero, in sospensione, si può morire,
Nero, bambino, volare, sogna, nero, paura che mi accompagna

 

“E ti ricordi che da bambino, mi piaceva andare al mare,
mi stringevi forte la mano, la mano calda che sapeva amare
E ora vorrei avere quel mare e quella mano calda da amare
che mi stringeva forte, che mi faceva sognare”

 

Senza più ascoltare, senza più rumore, senza più un colore
Tanto adesso lui mi chiama, perché sicuro che mi vuole bene
Trattenere il fiato, trattenerlo a fondo per non farmi morire
Son pensieri con lacrime d’amore che con la terra si vanno a mischiare
Vedi questi segni stretti in mezzo ai denti, di sangue il suo sapore
Tu che chiuso in fondo al cuore non devi vedere

 

“Prendimi la mano ancora, prendila per un solo istante
Fammi senrire più forte fammi,
fammi sentire che sono importante
Prendimi per mano e portami via lontano,
da questa notte che mi circonda, da questo abbraccio che si sprofonda

 

Senza più ascoltare, senza più colori, senza più rumore.
fermo ad ascoltare, indistintamente, il sapore del mio errore.

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Mi chiamo Roberto Casu e sono un cantastorie. Spesso mi trovo a viaggiare in macchina, da solo. Un giorno, mi viene in mente di raccontare la mia paura, una di quelle paure che ti segnano, fin da bambino. Questa canzone, nasce dalla voglia di raccontare una storia, la mia interpretazione degli ultimi giorni di un bambino, che ha segnato la vita di molti italiani, che ha segnato la mia vita e ha creato un solco indelebile, lasciando al suo interno paura, pura paura, terrore, di quello stato che io chiamo “sospensione”, l’attesa. Questo bambino si chiamava Alfredino Rampi e qualora foste troppo giovani o troppo distanti da non conoscere la sua storia, vi esorto a leggere qualcosa. Alfredino era un bambino che la sera del 10 giugno 1981, cadde in un pozzo artesiano, in località Selvotta, Frascati. Lì vi rimase fino alla morte. “Paura”, questo è il titolo, non è altro che la mia interpretazione di quello che potrebbe aver pensato Alfredino in quei giorni. Il terrore, l’impotenza, la sospensione, il desiderio di una mano del padre che lo va a salvare, l’assenza di colori, di rumori, il ricordo del mare. Spero di riuscire a trasmettervi tutte queste sensazioni, per non dimenticare. Questa è solo la mia versione dei fatti, ma non è semplicemente una storia.

Video scritto, diretto e prodotto da Carlo Pirchio
Photo & Live set: Alessio Zonza
Set Supervisor: Marta Cicilloni