Schicht

schichtRecensione

Regia di Alex Gerbaulet (Germania, 2015, 28′)

Schicht significa turno. Ed è un’opera molto difficile, che basa tecnicamente il proprio significato sul ritmo e sullo scorrere del tempo e delle immagini, riflettendo nel linguaggio cinematografico l’esistenza a Salzgitter, la città della regista. Questo luogo, questa sorta di andamento e di reazione agli accadimenti della vita, può essere ben compreso da chiunque viva in una città industriale destinata progressivamente al declino.

Il ritratto della famiglia della regista viene raccontato meccanicamente attraverso lente concatenazioni causali.

Numerose sequenze fotografiche intervallano il video, caratterizzato da un uomo che corre con il proprio cane – come una traccia di vita testimone di un passato che poi è di fatto ancora presente, pur non essendolo.

Ritmi scanditi lentamente, voluti tagli netti e vuoti narrativi, esprimono la disumanizzazione portata dal declino del lavoro. Lavoro e declino possono essere le due facce di una stessa, pesante, medaglia.

Immagini piacevoli vengono bruscamente interrotte dai problemi e dalla malattia. In effetti a contribuire al ritmo del cortometraggio sono i rumori delle strade e delle industrie, ma soprattutto il diario della moglie del signor Rudolf Gerbaulet, attraverso il quale possiamo seguire la scomparsa di Doris a causa della sclerosi multipla. Il significato del film va cercato nel lento percorso che porta alla morte della madre della regista.

Non è un film per tutti poiché può essere impegnativo da seguire e complicato da comprendere. Inoltre rientra in una delicata categoria di proposta cinematografica, ovvero quella che attira principalmente l’interesse di chi vive personalmente quella dimensione, trasmettendogli un ulteriore senso di fatica esistenziale. È altresì un lavoro importante e profondo che può essere compreso a partire dall’analogia tra la condizione di Doris e la città di Salzgitter. Una volta individuate le giuste chiavi di lettura si può desiderare di vedere e rivedere questo lavoro, scorgere la ricerca storica fatta in relazione al presente e provare a interpretare ogni aspetto documentato dalla regista.

 

Nicola Ruvioli

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