El futuro perfecto

elfuturoperfectoRecensione

Regia di Nele Wohlatz

Genere: Fiction (Argentina, 2016, 65′)

El futuro perfecto è un lungometraggio piuttosto breve, dura appena 65 minuti, eppure è pieno di idee, situazioni e soprattutto esigenze. La trama generale ci parla di Xiaobin, una giovane ragazza cinese arrivata a Buenos Aires, in Argentina, che deve confrontarsi con una lingua sconosciuta e un nuovo ambiente sociale.

La famiglia di Xiaobin vive questa situazione isolandosi dal contesto circostante – anche linguisticamente – e sviluppando una realtà separata da quella dell’ambiente vissuto. La ragazza invece sembra così tanto interessata a cercare un’integrazione tra le persone che la circondano da iscriversi di nascosto a una scuola di lingue.

Il linguaggio è un argomento molto importante in tutto il film, tant’è che gli avvenimenti sono strettamente correlati all’apprendimento dello spagnolo – basti pensare alla scelta interessante di far problematizzare alla ragazza i suoi futuri possibili nel frangente successivo all’apprendimento del modo condizionale durante il corso.

Lo stesso titolo, richiama sia le possibilità future della ragazza, sia il senso grammaticale (sarebbe il nostro futuro anteriore o composto), una scelta intelligente e interessante.

Gli elementi d’interesse collegati a quanto detto sono davvero numerosi e notevoli. Problemi di comprensione di sé e degli altri, identità personale (la ragazza ha anche un nome differente per la sua vita argentina, Beatriz e si apre nel corso del film la possibilità di cambiarlo nuovamente), costrizioni culturali, futuri alternativi, adattamenti e punti di vista. E ognuno di questi elementi apre grosse questioni che meritano di essere affrontate e stimolate.

Il film è costantemente caratterizzato da un senso di estraneità tra la protagonista e l’ambiente vissuto, sensazione resa bene non soltanto dalla situazione raccontata ma anche dalla regia della brava Nele Wohlatz – lunghi piani sequenza, personaggi seguiti con attenzione ma con rare inquadrature strette e ritmi tendenzialmente lenti.

Quest’intreccio tra i problemi del presente e l’immaginazione dei futuri possibili offre enormi possibilità cinematografiche. La scelta di Nele Wohlatz, tuttavia, non è stata quella di creare un piacevole intrattenimento, bensì di dare spazio alla realtà in tutta la sua complessità e alle esigenze più sincere. Il risultato è sicuramente buono e il film riesce a raccontare su diversi livelli queste dinamiche umane difficili e delicate, offrendo allo spettatore degli scorci del reale così veri da poter essere collocato anche tra i documentari.

 

Nicola Ruvioli

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